I conformisti di Pierluigi Battista

12 febbraio 2010

Un libro scomodo questo di Battista: avrà pochi lettori, è chiaro. Ho fatto mente locale, qualche ricerca con google, e le recensioni sembrano pochine: sole24ore, foglio, giornale, più qualche altra su blog e siti sparsi. Peccato: essendo Battista una persona “libera” finisce per essere poco accomodante. La lista degli “intellettuali” ha cui ha tolto messa in piega e piume e decorazioni, è ampia. Cito alla rinfusa: Camilleri, Odifreddi, Galimberti, Saramago, Calvino, e tanti altri. Ci ho ritrovato anche Pasolini per quel passo, dolente e feroce, degli Scritti corsari: “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe ( e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Il so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974… Ma non ho le prove”. In questo Battista è stato un po’ sbrigativo. Pasolini “sapeva” non tanto da intellettuale, ma da “poeta”. E’ l’unico, minuscolo, neo, di un libro che merita lettura, merita memoria, o anche critica. Ma è un libro scomodo: avrà pochi lettori …  siamo un paese di conformisti …

ma invece non è così … dobbiamo sempre e ancora fare il nostro rinascimento, risorgimento …  siamo un paese che deve fare la sua rivoluzione permanente …. ogni giorno, ognuno di noi, senza risposte, senza rete … a mente aperta … ciao

(willer barbieri)

Che c’è di nuovo su mieilibri.it?

26 gennaio 2010

Di nuovo ci sono molti “vecchi” titoli, più o meno dimenticati e scomparsi. A noi piace ripescarli, spolverarli e vedere se “suonano” ancora …

Molta fotografia: in particolare diverse annate complete – anni 60/70 – della più interessante rivista italiana di fotografia: Popular Photography Italiana. Diretta da Lanfranco Colombo, che negli anni ‘80 aprirà la storica galleria milanese Il diaframma, Popular Photography è stata senza dubbio la rivista più attrezzata culturalmente, in un panorama nel quale la prorompente crescita del mercato – reflex soprattutto – vedeva spesso le pubblicazioni appiattite su temi di divulgazione/promozione tecnica.
E ancora Album italiano, dedicato agli anni 70: un racconto dell’Italia di quegli anni attraverso le immagini di grandi fotografi e reporter.

I santini Longanesi, una vera curiosità, che la casa editrice milanese infilava nei suoi libri intorno agli anni ‘50. L’ennesimo esempio della ordinaria attività di un genio dell’editoria e della cultura italiana: stampati su carta leggera, un po’ segnalibro, un po’ scheda editoriale (sul retro un testo di presentazione del volume), un po’ mini locandina pubblicitaria. Il tutto, pensato, disegnato e scritto da Leo Longanesi.

L’albero delle parole, una bella antologia di poesie per l’infanzia delle più straordinarie voci poetiche di tutto il mondo, scelte e presentate da Donatella Bisutti per Feltrinelli.

Luciano Bianciardi, L’integrazione, uno schizzo sarcastico dell’industria culturale all’alba del boom. Un testo introvabile (se non nelle raccolte dei Meridiani) di uno dei grandi autori del secondo novecento italiano, un eversore delle lettere, feroce e autenticamente anarchico come solo i toscani sanno essere. Uno scrittore fuori dagli schemi, dalle correnti, dalle scuolette di pensiero, che non ci stancheremo mai di suggerire ai lettori di ogni età.

Flann O’Brien, La miseria in bocca. Una brutta storia sulla vita dura. Ho scoperto questo scrittore irlandese di recente, complice quanto ne scrive Gianni Celati: è stata una folgorazione. Come accade a molti, da giovane si legge molta letteratura, poi nel tempo, oltre le riletture, si legge più saggistica e storia. Succede anche a me di leggere poca nuova narrativa. Ma questo breve romanzo di O’Brien è irresistibile, non riuscivo a smettere di ridere delle gag inventate da O’Brien, delle vicende scombinate e stralunate del suo protagonista, sempre in cerca dell’autentico spirito “gaelico”.

Asimov, tre romanzi per i molti che amano questo autore, un classico della fantascienza sin dai suoi primi esordi.

Per finire:
Roberto Verti, Emilia Romagna Terra di musica, di voci e di mito, un bel volume riccamente illustrato.
Piera Callegari, La vita e l’arte di Paul Cezanne, una vera occasione per conoscere il padre degli impressionisti.
Vincent Sheean, Verdi, una imponente biografia del musicista parmense, del 1963, pregevole anche nella realizzazione editoriale.
Antonio Machado, Poesie, definitiva edizione dell’opera del grande poeta spagnolo, a cura di Oreste Macrì; uno di quei volumi che hanno fatto “grande” questo piccolo editore negli anni ‘60.
Patricia Highsmith, ben 18 romanzi e raccolte di racconti di una delle grandi firme del noir.

Libero di scrivere? sì, dopo la rivoluzione …

15 gennaio 2010

19 gennaio – Roma
Martedì 19 gennaio, a Roma, alla libreria Giufà,
in via degli Aurunci, alle ore 21,
c’è una cosa che si chiama
Si può collaborare con Libero?
Andrea Cortellessa, che pensa di no, e Paolo Nori, che pensa di sì, ne discutono con Maria Teresa Carbone
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Si può scrivere su Libero ? Il titolo avrebbe forse dovuto essere: è lecito eticamente / politicamente scrivere su Libero se si è “di sinistra”? Sembra una c… ma è una cosa seria … comica …. cinica …

La rivoluzione nel titolo, è quella del 1789 … Dio, che tristezza … per queste menti povere e ricche di conformismo … la sinistra … reazionaria ….

Se uno scrive su Libero … e ha un pensiero/origine/sguardo anche / o di sinistra è in stato di peccato mortale? sembra di sì, … per questi “intellettuali” da quattro soldi …

bene, leggetevi I conformisti di Pier Luigi Battista … ma bastava avere letto già da mò, un po’ di Prezzolini, di Pasolini, o di Arbasino, di Sciascia …. fate voi, cari ex di sinistra … lo so, lo so, non usate più questi termini volgari, altro oggi il lessico …. più nuovo …

caro Paolo Nori scrivi dove vuoi … quello che scrivi è quello che conta

il resto è la vecchia muffa nelle teste più furbe che tarlite …

buone cose …