Ecco, cominciamo da Zavattini, da questa edizione delle poesie inserita ieri, un po’ diminuita dalla scelta editoriale di non titolare come in originale: Stricarm’ in d’na parola Stringermi in una parola – un verso struggente. E cominciamo da alcune righe tratte dalla prefazione di Pasolini (breve ma quanto densa e bella). Eccole:
Tornare al dialetto è “tornare indietro”? Secondo la logica di quella tremenda razza consistente nella fusione in un solo corpo di un professore universitario e di un comunista ortodosso, certamente sì. Ma fuori dalle regolucce morali di un lealismo partitico e da quelle dialettiche di uno storicismo corretto e perbene, invece no. Nella storia – che è una nozione convenzionale di scambio, comunque – non esiste l’avanti e l’indietro. Un avanti e l’indietro esistono nella retorica. Non c’è dubbio che un “ritorno” al dialetto implica un “ritorno” a una forma di vita anteriore all’industrializzazione. Il dialetto è una lingua contadina, che, per quanto ci riguarda, ha annesso la prima industrializzazione manifatturiera (la filanda di Renzo) e il paleocapitalismo. Nel momento stesso in cui si sente una “voce” che emette un fonema dialettale, si stabilisce non solo una gerarchizzazione classista, ma ormai anche una categoria temporale.
Anche Zavattini all’età di venticinquemila cinquecento giorni, ha scoperto il dialetto. Tale scoperta gli ha permesso di scrivere il suo libro di gran lunga più bello. Anzi, un libro bello in assoluto. Tutto è rimesso in gioco, tutto, per dir meglio, ritorna finalmente gioco. Non c’è strofa, verso, addirittura parola, che non sia stata oggetto di una invenzione nata dall’energia dovuta alla riscoperta dell’inventare. Ogni poesia è una “trovata”, nell’aureo e liberatorio senso del “trobar”. E vero che il dialetto coagula in sé, come spirito della propria materia, valori non solo antichi, ma addirittura arcaici, per non dire preistorici o mitici. Per esempio, i dialetti italiani suonano tutti come sanfedistici (almeno nel momento in cui vengono scritti, e cioè strappati al loro ambiente, che è orale, e quivi il sanfedismo evapora nel magma polisenso storico-preistorico). Sono la lingua della Chiesa, della Parrocchia, della Provincia – oltre a essere la lingua del campo coltivato o della piccola fabbrica artigianale. Ma Zavattini ha preso un primo provvedimento, che si è dimostrato efficace (fin dove era possibile): ha laicizzato il dialetto. L’ha costretto a contenuti perfettamente contrari al suo spirito. L’ha reso progressista, comunista, ateo. (P.P.P.)
Mieilibri.it è una libreria online, con un”idea in testa: proporre, suggerire, collocare in questi scaffali aperti – nel senso più pieno – quanto di meglio mi riesce di trovare tra l’editoria di cultura italiana. Se scorrete l’elenco degli autori – dei circa 5.000 titoli a catalogo – vi accorgerete che mancano quasi tutti i nomi che riempiono le classifiche dei “più venduti”, quelli impilati in libreria e che occorre scansare per procedere oltre …. Ecco mieilibri.it è la libreria in cui mi piace di passeggiare e di stare, quella che non c’era ed ora c’è …
Che libri ci si trovano? Niente specializzazioni, un po’ di tutto, dai classici del giallo a Perec. Libri usati, libri fuori catalogo la più parte, vecchie edizioni, prime edizioni a volta, libri da sfogliare e leggere oppure libri da consultare o da avere per piacere. Cercando sempre di privilegiare la qualità ai numeri, alla notorietà … Insomma una libreria come “Proposta di letture” (era il titolo di un catalogo per corrispondenza che ho creato negli anni ‘80, dopo l’esperienza dei primi numeri di In forma di parole e delle edizioni Elitropia), proposte per tutti e per nessuno in particolare. Se, dopo averla visitata, la trovate interessante, suggeritela a un amico o scrivetene qui. A presto e buone cose a tutti voi per il 2010